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Sulla famiglia e dintorni

Sulla famiglia e dintorni

L’essere umano, nella sua arroganza umanocentrica si scorda spesso di cosa è in realtà: il risultato di una evoluzione magnifica che ci ha portati a camminare eretti, a usare il nostro pollice opponibile per costruire monumenti e statue, a usare il cervello per elaborare concetti via via sempre più complessi ed articolati. Tutto questo però nell’alveo della natura.

Siamo figli della natura, parola omnicomprensiva, contenitore di meraviglie e misteri inesprimibili e che, sia o non sia soggetta al volere di Dio, ha le sue leggi che riguardano tutti gli esseri viventi che camminano, volano o che abbiano radici e foglie. Leggi che regolano il clima, i fiumi, gli oceani, leggi che permettono la vita del nostro pianeta.

Una di queste leggi inesorabili è che gli uomini perpetuano la loro razza tramite l’unione sentimentale e sessuale tra un individuo di sesso maschile e uno di sesso femminile. Uno schema assai semplice che non riguarda solo gli uomini ma anche animali e piante.

Oggi a Verona un gruppo di persone si mette a confronto sul tema della famiglia tradizionale, e cioè composta da un uomo e da una donna e dagli eventuali figli. Di per sé non vedo nulla di male in questa iniziativa che sta subendo invettive e odio assolutamente sproporzionati.

Qualcuno dei partecipanti pare abbia espresso pensieri non graditi agli odiatori della famiglia tradizionale. Lasciamo per un attimo perdere frasi poco felici o pensieri retrivi, si tratta di espressioni, per quanto discutibili, del libero pensiero che i fautori del pensiero unico odiano e concentriamoci su alcuni punti.

Prima di tutto nessuno, penso, vorrebbe negare a coppie omosessuali di poter convivere e di avere protezioni di legge. Nessuno problema lì, massima libertà ma sempre tenendo presente che i figli nascono da un uomo e da una donna.

Personalmente sono contrario alle adozioni di figli da parte di coppie omosessuali ma forse è meglio essere adottati da due mamme o da due papà anziché passare anni negli orfanatrofi. Quello che ritengo sia una violenza inaccettabile nei confronti delle madri e una vergogna per chi si approfitta dello stato di indigenza e bisogno delle donne è la pratica dell’utero in affitto e questo sia che chi si appropria del figlio di un’altra sia una coppia eterosessuale o una omosessuale.

L’aborto è una piaga dolente, una dolorosa necessità in molti casi. Penso che non esista una violenza maggiore imposta a una donna, sovente da sé stessa, dell’aborto. Ai tempi del referendum votai a favore e lo rifarei ma non si tratta di una semplice questione di: “L’utero è mio e me lo gestisco io”. Senza proibire nulla sarebbe compito di uno Stato etico avvicinare le donne che hanno intenzione di abortire a un percorso di aiuto materiale e psicologico alla fine del quale, se la donna persista nel voler abortire, glielo si lasci fare.

Sul fatto poi che il posto della donna sia a casa a cucinare il minestrone per il marito e i figli questo direi che sia più che altro un retaggio del passato e non solo perché oramai solo in pochi mangiano ancora il minestrone. Viviamo altri tempi e uno stipendio in più fa comodo, anzi, se ci sono dei figli è indispensabile.

Insomma, amici del congresso delle famiglie e anche nemici del congresso delle famiglie, ridimensioniamo i toni compromessi da posizioni ideologiche fuori dal tempo sia per chi vorrebbe le donne ad attizzare il fuoco del focolare domestico che per chi inneggi a un femminismo superato inesorabilmente dai tempi. Parliamo serenamente di come le organizzazioni statali possano aiutare le famiglie che sono lasciate sole in tempo di crisi e che sovente non si sentono in grado, per motivi economici, di avere dei figli.

Direi che questo è il vero problema e la vera minaccia oggi. Essere costretti a non avere dei figli non per egoismo ma per problemi economici, per la mancanza di lavoro, la latitanza degli Stati che sembrano preferire ripopolarsi con emigrati che favorire la nascita di figli.

 

Andrea Marrone 

 

fonte:  Unione Stella d’Italia