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Parte il progetto Pfp per vincere la povertà educativa

Parte il progetto Pfp per vincere la povertà educativa

Coinvolte 100 classi in tutta Italia, attuando un modello che coinvolge scuola e territorio. Truffelli: così costruiamo il futuro dei ragazzi a partire dalla quotidianità

Contrastare la povertà educativa si può. E per farlo l’Azione cattolica mette in campo “PFP” – “Progetti Formativi Personalizzati con Budget Educativi”, un progetto selezionato dall’Impresa Sociale “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, grazie al “Bando Adolescenza“. Ha una durata di 4 anni, conta 48 partner su 9 regioni e 11 province italiane coinvolte ed è destinato a circa 100 classi per un totale di 2000 adolescenti. Un’esperienza che punta ad essere un modello da riproporre in tutta Italia.

Gli obiettivi: interrompere la spirale negativa che ruota intorno al binomio povertà economica/povertà educativa, che si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione; coniugare lo sviluppo di un territorio e la sua coesione sociale con la cura dei sogni e delle ambizioni degli adolescenti attraverso il dialogo continuo tra scuole, Terzo Settore e i Nodi territoriali (dalle Caritas alle associazioni e movimenti, ma anche gruppi di persone che si organizzano autonomamente) affinché ci sia una sola “comunità educante”.

«Oggi abbiamo bisogno di mettere insieme energie, esperienze, talenti per ridare slancio ad un paese che sembra essere sempre più lacerato. I Pfp sono uno strumento utile a costruire il futuro a partire dalla vita quotidiana dei nostri ragazzi, in particolare nelle periferie», così Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione cattolica intervenendo alla presentazione nazionale del progetto Pfp, a Roma nella sala Barelli della Domus Mariae. Un’adesione quella dell’Ac che è «espressione di quella Chiesa in uscita che Papa Francesco ci spinge a essere. Una Chiesa che non può restare chiusa tra le mura dell’oratorio o della parrocchia, ma che riesce a stare nella vita quotidiana delle persone».

La sfida da vincere. «Oggi viviamo il paradosso di una scuola pubblica e un territorio “privato” e “diseguale” dove le occasioni di socialità, di sport, di cultura sono connesse al reddito delle famiglie o alla fortuna di vivere in quartieri e città bene attrezzate. Per i quartieri poveri e per le famiglie in condizioni di vulnerabilità il territorio è spesso una variabile escludente, che relega i ragazzi a nuove solitudini esistenziali, abitate principalmente da mondi e relazioni virtuali» è quanto sottolineato da Angelo Moretti, coordinatore nazionale del progetto Pfp. Che evidenzia come «col Budget educativo, 600 euro l’anno per ciascun studente, gestiti dalla scuola in accordo con i ragazzi e le famiglie, si intende dare ai ragazzi e ai loro gruppi-classe la libertà di scegliersi una nuova opportunità, un percorso alternativo, integrato con il piano educativo scolastico». Ma, al tempo stesso, con il Pfp «si vuole far sì che la comunità educante“cambi” il territorio, avvicini lo sviluppo locale ai bisogni reali di crescita degli adolescenti»

La priorità culturale. Stabilire che «la “questione educazione”dei giovani non è solo una questione della scuola, ma riguarda tutta la comunità» è il primo punto su cui ha posto l’accento Carlo Borgomeo presidente dell’Impresa sociale “Con i bambini” che ha selezionato il progetto PFP e lo finanzia. Aggiungendo: «Rafforzare la denuncia delle disparità educative è la seconda questione: chi nasce a Crema non ha le stesse opportunità di chi nasce a Caivano. Nel nostro paese sono state misurate differenze di opportunità alla nascita che arrivano sino all’80 per cento». Chiudere questa «forbice di ingiustizia», ha concluso Borgomeo
«conviene non solo ai singoli ma a tutto il paese, se solo la politica se ne rendesse conto».

Quale che sia il successo dell’esperimento – ha chiosato Angelo Righettidirettore scientifico del progetto Pfp, psichiatra e allievo di Franco Basaglia, inventore dei Budget Salute – «presentiamo un modello che è comunque una novità straordinaria: investire sulle povertà non connotandole sulle persone ma, caratterizzati i bisogni e le opportunità, coinvolgendo scuole e
comunità civile per estendere le opportunità, i legami e le relazioni a tutti i ragazzi affinché divengano capaci di generosità umana ed emancipativa». Bisogni primari, per dare futuro al nostro paese.

 

avvenire.it